Al di la’ dello Shock Culturale

agosto 6th, 2014 | Posted by Somesh Valentino Curti in Articoli Interessanti
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9 Agosto 2014, di Somesh Valentino Curti

Beyond culture shock

Photo by FreeDigitalPhotos user suphakit73

Spostarsi in un nuovo paese ha un impatto emotivo che puó essere piú o meno forte a seconda del nostro modo di reagirvi. Alcune persone sono immediatamente entusiaste del nuovo paese e vi si adattano subito in modo fluido. Altre, dopo un periodo iniziale difficile, riescono a superare lo stress del cambiamento e trovano la loro strada.

Tuttavia ci sono persone che si sentono bloccate, confuse e che vivono un malessere psicologico e/o fisico quando arrivano in un paese straniero. Soffrono di quello che viene comunemente chiamato “shock culturale”.

Che cos’è uno shock culturale?
Uno shock culturale è un corto-circuito psicologico, emotivo e comportamentale, che si presenta quando una persona sente un divario tra la sua identitá sociale e culturale e quella del paese dove si è trasferito. Queste persone si sentono perse, sole e non sanno come affrontare questo divario. Lo shock culturale si manifesta di solito con sintomi d’ansia acuti e/o cronici, stati depressivi, frustrazione, irritabilitá, isolamento e sintomi anche fisici. Questi sintomi variano di intensitá in base alla condizione psicologica dell’individuo.

Shock culturale: Causa interna o esterna?
Come prima cosa è importante appurare se la causa dello shock culturale è principalmente interna o esterna all’individuo. Nel primo caso, la persona soffre di un malessere giá presente in lui e il nuovo contesto lo rivela solamente (si veda piú avanti). Nel secondo caso, la persona sta male perché non era pronta ad emigrare, ha dovuto farlo pur non volendolo o non ha saputo trovare la propria strada nel nuovo paese.

Possiamo definire tre diversi tipi di scelte al riguardo: una scelta affrettata, una scelta sbagliata o una scelta caricata di troppe aspettative.

Una scelta affrettata
Si parla di scelta affrettata quando la scelta é giusta ma l’emigrazione avviene nel momento sbagliato. Emigrare puó essere una buona opportunitá per rompere vecchi schemi e portare nuova energia nella nostra vita, ma a volte vogliamo cambiare le cose troppo velocemente. Al riguardo abbiamo due possibili condizioni di partenza: a) siamo insoddisfatti ed emigrare sembra essere la soluzione a tutti i nostri problemi; b) siamo felici e migrare sembra essere una esperienza eccitante.

In entrambi i casi è importante verificare se siamo veramente pronti per questo! Vogliamo emigrare per capire meglio noi stessi o per evitare i nostri problemi? Siamo motivati abbastanza? Siamo consapevoli di tutte le difficoltá che dovremo incontrare?

Una scelta sbagliata
A volte è solo quando “sbarchiamo” che ci rendiamo conto di aver fatto una scelta sbagliata. Lavoro, relazioni e cultura locale non fanno per noi. Abbiamo una sensazione netta e precisa di sentirci fuori posto. La vita esterna non soddisfa i nostri bisogni interiori e non importa quanti sforzi facciamo per adattarci al nuovo contesto, non siamo felici.
Capita quando ci forziamo ad emigrare (o siamo stati forzati) senza volerlo veramente. Abbiamo valutato male e ci rendiamo conto che quello a cui abbiamo rinunciato è esattamente quello che vogliamo veramente! In un certo senso, fare la scelta sbagliata ci insegna a capire cosa amiamo veramente.

Una scelta caricata di troppe aspettative
Spesso abbiamo troppe aspettative verso il nuovo paese. Ci aspettiamo di trovare la casa, il lavoro e il partner dei nostri sogni e che ogni cosa andrá liscia e senza sforzo. Migrare non è facile e sará molto diverso da come lo immaginiamo. Non ci sono soluzioni magiche per mettere tutto a posto nella nostra vita.

Le aspettative sono una compensazione psicologica delle nostre insicurezze interiori. È un modo per evitarle. Piú aspettative abbiamo e piú lo shock culturale puó essere doloroso.

Andare oltre il divario
Se ci troviamo in questa situazione di shock, sta a noi decidere se stare o tornare. Se decidiamo di stare, dobbiamo essere disposti a metterci in discussione. A volte ci arrocchiamo attorno ad una posizione di rifiuto come meccanismo per proteggere la nostra insicurezza. Per invertire il processo innescato dallo shock culturale, l’unica cura è l’essere aperti. Gli strumenti per farlo sono l’auto-indagine e un dialogo aperto.

L’auto-indagine è un modo per essere sempre meno presi dal comportamento degli altri e sempre di piú con la propria psicologia. È necessario spostare la nostra attenzione dal mondo esterno a quello interiore. È un pó come andare dalla posizione: “Mi dá fastidio il loro modo di vestire”, alla posizione: “Come mai mi dá fastidio il loro modo di vestire?”

Un dialogo aperto si basa sul giudicare meno il comportamento degli altri e nell’usare la stessa energia per creare relazioni. Andare oltre i nostri blocchi mentali richiede molti sforzi all’inizio, ma porterá ad una grande soddisfazione. Non ci relazioniamo piú con “loro”, ma con persone concrete e l’amicizia ne sará la naturale conseguenza.

Shock Culturale: Qualcosa era giá lí?
Se invece scopriamo che il dolore che sentiamo è vecchio e non ha una connessione diretta con la migrazione, significa che era giá nel nostro sistema e che lo shock culturale l’ha semplicemente rivelato. È proprio quando lasciamo le nostre sicurezze e varchiamo i confini della nostra patria (comfort zone), che tutte le nostre emozioni e sentimenti repressi trovano uno spazio per esprimersi. In questo caso lo shock culturale crea un varco emozionale attraverso il quale il nostro subconscio puó farsi sentire.

La prima cosa da fare è non entrare nel panico ma accettare la situazione per quella che è, e dire a noi stessi: “Un vecchio dolore è qui presente, ed è ok. Vuole solo comunicare con me. Tutto questo sta accadendo perché sono pronto ad affrontarlo”.

Ora ci apprestiamo a vedere nello specifico perché reprimiamo le emozioni, qual’è la natura delle ferite interiori e che messaggio portano con loro.

Perché reprimiamo le emozioni
Le emozioni dolorose nascono da esperienze negative: aspettative e fiducie tradite, bisogni non corrisposti, abusi fisici/emotivi/psicologici, rifiuti, mancanza d’amore, ecc. Se il dolore è troppo grande lo reprimiamo ed isoliamo, aspettando il momento opportuno per affrontarlo. Il dolore emotivo risvegliato dallo shock culturale è una opportunitá per reclamare una parte di noi che è stata negata per troppo tempo. Puó essere difficile approcciarlo, ma la via della vera guarigione è sempre basata sull’unione e sull’integrazione, mai sulla separazione.

La natura delle ferite interiori
La natura delle ferite interiori è la stessa delle ferite del corpo. Quando ci tagliamo sentiamo dolore e iniziamo a sanguinare. D’istinto copriamo con la mano la ferita per proteggerla. Il dolore è il linguaggio che usa il nostro corpo per portare la nostra attenzione su di essa. Ma se poi non togliamo la mano dalla ferita, dopo un pó, otterremo l’effetto opposto: una infezione. Infatti le ferite possono essere guarite solo se esposte all’aria aperta. Ed è lo stesso per le ferite interiori: hanno bisogno di essere spogliate delle nostre resistenze, espresse e condivise, per poter far sí che un vecchio dolore si liberi.

Un messaggio di cambiamento
Le emozioni represse combattono per essere libere e ritornano a farsi sentire solo quando siamo pronti per affrontarle. Il messaggio che hanno per noi è di cambiamento: vecchi schemi emozionali, di pensiero e di comportamento non vanno piú bene, ci stanno stretti, devono essere modificati per permettere alla nostra identitá di ristabilirsi ad un livello piú profondo, ampio ed autentico. Le nostre ferite emotive vanno naturalmente verso la guarigione, ma hanno bisogno del nostro aiuto attivo per essere integrate nel nostro sistema.

Affrontare uno shock culturale: una opportunitá di libertá
Affrontare uno shock culturale vi porta ad intraprendere un viaggio interiore di auto-indagine. Ci saranno ostacoli, incomprensioni e momenti difficili, ma anche momenti bellissimi nei quali potrete fare esperienza della vostra forza interiore.

La forma che prende questo viaggio è diversa per ciascuno di noi. C’è chi inizia una terapia, una pratica spirituale, un viaggio, un percorso di auto-indagine ed altri ancora cambiamo i propri piani di vita: relazioni, lavoro, progetti personali ecc. Sono tutte strade diverse per canalizzare una energia di cambiamento interiore. Il suo ruolo è di spingere fuori dal nostro sistema vecchi dolori che ci appesantiscono. In questo modo possiamo finalmente lasciarli andare e di dare spazio al nuovo. Dobbiamo avere fiducia che niente è contro di noi nella vita: tutti i problemi sono una opportunitá di maggiore libertá ed apertura.

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