Gay o non gay? Come senso di colpa, vergogna e paura avvelenano la sessualita’

marzo 27th, 2014 | Posted by Somesh Valentino Curti in Articoli Interessanti
Share Button

31 Marzo 2014, di Somesh Valentino Curti

Come senso di colpa, vergogna e paura avvelenano la sessualitáLa sessualitá é una parte molto importante della nostra vita: é la nostra energia di base, la fonte della nostra creativitá, lo specchio che ci mostra chi siamo e come ci relazioniamo gli uni con gli altri.

Se soffriamo in quest’area, questa condizione influenza molto il resto della nostra vita, portando molta insoddisfazione e frustrazione.

Secondo la mia esperienza di psicologo e sex counselor ad Amsterdam, ci sono principalmente tre elementi alla base dei problemi sessuali: senso di colpa, vergogna e paura. Si tratta di veri e propri “veleni” che ci fanno stare male, sentire bloccati e rendono infelici.

Condizionamento negativo

Quando nasciamo siamo completamente aperti e naturali con una sessualitá non ancora condizionata. L’educazione che riceviamo, il sistema culturale in cui cresciamo, il clima emotivo nella famiglia, sono le fonti del nostro condizionamento.

Ogni volta che una persona riceve una educazione rigida e repressiva o attraversa esperienze traumatiche, si produce un condizionamento “negativo”. Questo produce a sua volta senso di colpa, vergogna e paura: veri e propri veleni che infettano emozionalmente la persona e la rendono infelice, chiusa e sofferente.

Le persone che perpetrano questo condizionamento negativo ne sono state a loro volta vittime e, con il tempo, vi si sono adeguate e piano piano identificate.

Gay o non gay?

Vi descrivo ora un esempio di un mio cliente che era rimasto intrappolato nelle maglie della colpa, della vergogna e della paura e di come ne è uscito. Spero possa essere un esempio per chiunque si trovi “infettato” da questi tre veleni, qualsivoglia sia la sua specifica situazione.

Questo cliente si era rivolto a me in quanto aveva iniziato ad avere dei dubbi sulla sua sessualitá. Infatti si era sempre e solo considerato omosessuale ma, alla soglia dei 35, si chiedeva se lo era veramente o no.

La radice del suo dubbio nasceva dal fatto che si sentiva un pesce fuor d’acqua nella sua famiglia e nella comunitá gay di cui voleva far parte. La famiglia religiosa vedeva la sua omosessualitá come una malattia da guarire; e la comunitá gay non capiva come mai non si comportasse come loro, ma piú come un “eterosessuale”. Insomma nessuno lo accettava per quello che era.

Di conseguenza si sentiva in colpa per le sue scelte sessuali e si vergognava a vivere la propria sessualitá apertamente. Si nascondeva da sé stesso, aveva paura dei giudizi degli altri e di esporsi per quello che era.

Il suo dubbio rispetto al suo orientamento sessuale puó essere riassunto in questa frase: “Se non sono come mi definisce la mia famiglia e la societá “normale”, e non sono come la comunitá gay mi vuole: Chi sono io? Sono gay o no?”

Pane vs Riso

Per spiegargli che tipo di condizionamento ha ricevuto dalla comunitá religiosa e da quella gay, gli ho fatto un esempio: “Immagina se ora qualcuno iniziasse una nuova religione, basata sul dogma che mangiare pane è giusto e mangiare riso è sbagliato.

Immagina se riuscisse ad avere un grande network di “fedeli” e se riuscisse ad indottrinarli cosí bene che diffondano il messaggio. Immagina se riuscisse a trasmetterlo di generazione in generazione.

Probabilmente, dopo secoli, avremo delle persone che si sentiranno tremendamente in colpa se gli piace il riso e non il pane. Che si vergognano se pensano al riso e che hanno paura ad esprimere le loro preferenze. E magari nascerá un movimento in controtendenza che sosterrá il mangiare riso e non pane, e che per reazione sancirá nuovi dogmi su come comportarsi al riguardo”

Rifiuto e scoperta di sé

Il cuore del lavoro terapeutico è stato di aiutarlo a radicarsi in quello che lui si sente di essere e non in quello che gli altri gli dicevano di essere. Infatti non aveva alcun bisogno di doversi definire gay o no.

Ciascuno è libero di vivere la propria sessualitá come vuole, di sperimentarsi e di cambiare idea quando vuole. Ció che conta è di essere fedeli a quello che sentiamo dentro di noi e di essere coerenti con questo sentire.

Gli dicevo sempre: “Se ti svegli una mattina e vedi una bella donna e ne sei attratto, invitala ad uscire. Se vedi un bell’uomo e ne sei attratto, invitalo ad uscire. Sii fedele a quello che senti, non ti definire mai e sii spontaneo e vero”

Riconoscimento e Accettazione

La storia del mio cliente rivela quanta paura abbiamo di non ricevere amore e riconoscimento e di ferire chi si ama: “Ho bisogno d’amore e di riconoscimento, pur di non essere rifiutato dalla mia famiglia e dai miei pari, sono disposto a scendere a compromessi con me stesso.”

Questo ragionamento piú o meno conscio ci condiziona pesantemente e va assolutamente abbandonato. Perché una cosa ancora piú importante del riconoscimento esterno è il riconoscimento interno, ovvero l’accettarsi per primi per quello che si è, ed essere fedeli a sé stessi.

Come possiamo pretendere infatti che gli altri ci accettino se noi per primi non siamo disposti a farlo? Possiamo ancora chiamare “amore”, un sentimento che riceviamo solo se soddisfiamo le aspettative degli altri?

Gli antidoti

Il livello di accettazione di quello che siamo deve essere profondo e totale, perché la libertá e l’integritá di un individuo valgono la pena di essere difese, anche a costo di venire rifiutati e messi al bando dagli altri.

Gli antidoti a colpa, vergogna e paura sono quindi l’essere veri, esporsi per quello che si è e seguire i propri bisogni profondi. Questi antidoti ci aiutano a superare la paura di essere rifiutati dalla societá, a non reprimere i nostri bisogni, né al contrario ad imporli agli altri, e a non vivere una vita schiavi della rabbia per i rifiuti subiti.

È importante infatti riconoscere quali sono le cose per noi piú importanti, vivere secondo i nostri valori individuali e mai importarli dall’esterno. Tutto questo ci rende aperti, onesti e liberi di muoverci nel mondo in modo spontaneo e innocente, e di vivere senza paura.

Se l’articolo vi é piaciuto, sentitevi liberi di condividerlo e di lasciare un commento qui al fondo pagina.
Se volete contattarmi: info@expat-therapist.com

You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 You can leave a response, or trackback.

3 Responses

  • EMILY GURUPIRA says:

    I was reading your article, I am a Christian psychologist, I believe part of the guilt is not knowing who you are. I used to be a midwife and part of joy of parenthood was knowing whether you had a boy or girl and as soon as one knew the sex, sexuality was determined. It was a fixed goal post not to be shifted. Problem with feels is their shifting of goal posts. Does one really get to know who they are by their feelings. I do not take on patients that have sexual problems unless they are willing for me to bring in the biblical aspect. Yes people need love, I would love the person but I do not condone their sin. Is their guilt imposed from outside or is it a cognitive dissonance in them where their conscience is telling them that something in the desires of my body is not in line with what my heart should be desiring?

    • dirk says:

      What do you mean by “should” (be desiring)? Where would the norm come from? Are you not aware that the article you commented shows the price people pay for trying to adhere to the norm? I am glad you are honest enough and do not take clients who do not want to follow the bible. They would suffer in your hands more than they already do without you.

    • Bryce Thompson says:

      Christian psychologist is a contradiction in words – one cancels out the other. Psychology is the study of behavior and why we behave as we do. It is not a professional discipline that tries to control, manipulate, or extinguish behavior for “political” purposes or to be congruent with perceived or expressed beliefs, especially from a volume of writings over hundreds of years by MALES who didn’t believe or do what they wrote themselves, let alone have the knowledge (facts) we do today, i.e., the earth was presumed to be flat, the sun circled the earth, women were witches to be burned at the stake, Africans were intended for chattel/property and so on….



Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *